Le Necropoli

Caratteristica principale della Necropoli Cerite è la presenza di numerosi sepolcri a tumulo, alcuni dei quali ancora oggi ben conservati.
I tumuli, veri propri monumenti funebri, sono costituiti da una grande base circolare, scavata nel tufo o costruita, che sostiene un cumulo di terra.
Nell’interno sono ricavate una o più tombe che fanno sempre riferimento all’architettura della casa.
La Necropoli Cerite, riveste infatti particolare importanza perchè testimonia, con la sua architettura funebre, le varie fasi dell’architettura reale scompara.
L’esempio più evidente di come si trovino nella “città dei morti” elementi urbanistico-architettonici propri della “città dei vivi”, ci viene offerta dalla Necropoli della Banditaccia.
Nel suo interno vi sono infatti, oltre mille complessi sepolcrali che rispecchiano nelle loro caratteristiche buona parte delle evoluzioni tipologiche succedenti dall’ottavo al secondo secolo a.C. nell’architettura etrusca.
Anche nella disposizione dei tumuli si esegue un “progetto” ben preciso.
L’intera necropoli infatti attraversata da una lunga via, detta oggi Via degli Inferi, dalla quale si dirama una fitta rete di sepolcrali minori.
Sia nella via principale che in quelle secondarie i tumuli sono allineati in maniera ordinata lungo i bordi.
Le sepolture che risalgono all’ottavo secolo sono scavate a breve profondità nel duplice tipo di pozzo o fossa a seconda che siano destinate ad accogliere resti di incenerati o inumati. Alcune sono visibili nella zona detta Laghetto.
Degna di nota anche la Necropoli del Sorbo dove accanto ad un sepolcreto arcaico con tombe a pozzo e a fossa, sono collocati numerosi tumili.
Da ricordare anche la Necropoli di Monte Abatone che, dopo i saccheggi del secolo scorso, ancora oggetto di ricerche, e quella rupestre delle Crespe di S. Angelo, che presenta caratteristiche proprie.

 

La necropoli di Monte Abatone

Raggiungibile percorrendo un tratto della strada provinciale Settevene Palo (uscita da Cerveteri, direzione Bracciano, altezza bivio di Ceri), la necropoli di Monte Abatone e Monte Abatoncino è assai più estesa della necropoli della Banditaccia, anche se meno conosciuta in quanto non accessibile al pubblico.

L’insediamento, attivo dal VII al III secolo a.C., fu riportato in parte alla luce durante i primi scavi della seconda metà del 1800 e, successivamente ampliato con gli interventi di recupero del 1944. Oggi si presenta ancora diversamente; grazie alle opere di ripristino del territorio per il giubileo sono state recuperate sporadiche decorazioni parietali e scoperti nuovi nuclei tombali (circa 100) di modeste dimensioni risalenti ai secoli IV e III a.C. che non differiscono molto, né per planimetria, né per i corredi funebri in essi rinvenuti, da quelli della necropoli della Banditaccia.

Assumono senza dubbio un’importanza predominante le tombe di VII sec. che mostrano una planimetria tutta particolare e originalissima. Gli esempi più significativi sono rappresentati dal Tumulo Campana e dalla Tomba Torlonia.

Il Tumulo Campana. Scoperto alla metà del 1800 durante il corso degli scavi diretti dal Prof. Giampiero Campana, si trova all’estremità occidentale del pianoro che lo ospita e supera i 30 m di diametro. Sulla crepidìne sono stati aperti posteriormente due ingressi, ambedue rivolti a nord-ovest, ma a diversi livelli. La tomba superiore, più recente (575-525 a.C.), presenta una camera centrale, dalla quale si accede ad un’altra più piccola posta sul lato sinistro. La tomba più antica invece, consta di un corridoio scoperto, in fondo al quale si aprono una camera centrale (m 10 x 5) e due laterali simmetriche (m 7.50 x 4). Benchè danneggiata dai primi restauri, è fra le più caratteristiche del VII secolo per la cura con cui sono stati intagliati i particolari delle decorazioni e delle cline. Delle porte arcuate introducono alle altre camere: la camera laterale a destra presenta una bassa banchina nella quale era compreso, nella parete di fondo, un letto con zampe a rilievo; la camera a sinistra, sfondata in un angolo dalla camera centrale del sepolcro più recente, manifesta dietro a una cline una banchina sulla quale sono disposti, realizzati a tutto tondo, tre ceste che forse sono simbolo di abbondanza in quanto in esse venivano posti i prodotti della terra; il soffitto piano è realizzato a travicelli equidistanti che si appoggiano a un architrave perpendicolare, sovrastante il letto di fondo. La camera centrale è decorata nelle pareti laterali da una coppia di paraste equidistanti che dividono le pareti e il soffitto in più parti; nella prima parte il soffitto presenta una decorazione a travicelli radiali, disposti a semicerchio intorno a un disco; nelle altre, invece, i soffitti sono a semplici spioventi rispetto a un trave centrale. Ai due angoli del primo ambiente si trovano a sinistra un cesto, a destra un’ara. La parete di fondo era occupata da due letti laterali, distrutti, e da una banchina orizzontale che correva lungo tutta la parete, destinata ad accogliere il cospicuo corredo funerario interamente perduto.

La Tomba Torlonia. Scoperta nel 1943, la tomba risulta inclusa in un grandioso tumulo. Presenta un ingresso monumentale cui si accede mediante un corridoio in piano: una prima porta, fiancheggiata da due pilastri tuscanici, immette in una sorta di cortile lungo 10 m, leggermente trapezoidale, la cui parete di fondo presenta un ambiente coperto, delimitato ancora da due pilastri tuscanici, con un’edicola centrale fornita di finta porta e sedili ai lati formati da una stretta banchina. Si tratta di un monumento esterno, dedicato forse a culti funerari, che segnala al contempo l’esistenza della tomba sottostante, il cui ingresso si apre a quattro metri di profondità. A esso si giunge scendendo una scalinata posta al centro del cortile. Introduce la tomba un piccolo atrio, ai cui lati si trovano due letti, con il tetto displuviato e il trave centrale perpendicolare all’asse dell’intera tomba. Si accede quindi alla grande camera sepolcrale, un dromos lungo 8 m e largo 2, con le pareti e il soffitto displuviato a travi intonacati di bianco. Le pareti risultano articolate da tre ambienti per parte rettangolari ( m 3.30 x 2.30 ), separati da setti che in facciata terminano con un pilastro tuscanico. Ognuno degli ambienti, che non ha intonaco sulle pareti, contiene tre letti biposto e un loculo sopraelevato: doveva contenere in totale 10 salme. La parete di fondo presenta un apparato scenografico assai simile alla tomba dell’Alcova ( tombe del Comune, ubicate lungo la via sepolcrale che conduce alla zona recinto della necropoli della Banditaccia), l’ampia apertura centrale, delimitata da pilastri e apertura finestrate, immette in una cameretta rettangolare (m 3.50 x 1.90), con tetto piano circondato da cornice modanata; il centro è occupato da un letto nuziale con le zampe a pilastrino fornito di base modanata e capitello di tipo ionico nella testata.

(le notizie storiche sono tratte da “Cerveteri, tre itinerari archeologici” di Mauro Cristofani, c. e. Quasar)